Inventario
Collezione / Raccolta
Collezione ori "Ottavio Cucco"
Testo tratto da A. Montanera, “Varii oggetti di filigrana d’argento molto belli e ormai rari”: la donazione di Ottavio Cucco, in L. Lenti (a cura di), L’oro e la memoria. Ornamenti preziosi nella Valle del cervo e nell’Alto Biellese, Biella 2012, pp. 231-219.
Il 20 gennaio 1913 la Giunta Comunale, presieduta da Corradino Sella, allora Sindaco di Biella, “prende atto con grato animo della partecipazione fatta dal Prof. Roccavilla circa il regalo fatto dal Sig. Ottavio Cucco di vari pregevoli oggetti antichi in filigrana”, deliberando “che gli oggetti stessi siano conservati presso la Biblioteca Comunale annessa al Liceo affinché possano costituire l’inizio di un Museo Etnografico Biellese”[1] e, al contempo, auspicando che altri “collaboratori generosi e intelligenti”, potessero concorrere a incrementare ulteriormente le donazioni[2]. Anche la stampa locale, alcuni giorni dopo, renderà pubblica la notizia del “bel dono” fatto “alla Biblioteca del nostro Liceo”, dall’“egregio orefice signor Cucco Ottavio […] per mezzo del Prof. Roccavilla”, di “una rete in filigrana d’argento dorato, una capata, una ballerina, quattro stelle per i capelli e parecchi spilloni, già in uso presso le contadine di Cavaglià”[3].
Se finora le ricerche d’archivio non hanno portato a reperire un elenco delle oreficerie donate dal Cucco, coevo all’atto di cessione, è lecito ipotizzare che ad una prima donazione, almeno un’altra ne sia seguita in tempi successivi. Infatti, i materiali appartenenti alla Collezione Cucco, attualmente conservati presso il Museo del Territorio Biellese, sono ben più numerosi rispetto a quanto non venga, seppur sinteticamente, citato tra le colonne de Il Biellese e non tutti possono essere definiti “filigrane”[4]. Lo stesso Sindaco nella lettera di ringraziamento che invierà a Cucco, non solo citerà i “varii oggetti” donati, “di filigrana d’argento molto belli e ormai rari un tempo usati nel Basso Biellese”, ma farà cenno anche all’intenzione espressa dallo stesso Cucco – a lui giunta per il tramite di Roccavilla - “di darne altri ancora man mano che […] si presenterà l’occasione di averne”: un’esplicita dichiarazione d’intenti che diviene per Corradino Sella una speranza di veder giungere nel tempo nuovi materiali “in accrescimento del Museo che sta costituendosi” [5].
[…]
La donazione di Ottavio Cucco avviene in un momento storico in cui molto era stato fatto, anche a livello locale, per il recupero di quelle “memorie patrie” che altrimenti sarebbero andate perse o dimenticate. Alessandro Roccavilla in primis si era impegnato su questo fronte, attraverso uno studio meticoloso e puntuale della storia, dell’arte e della cultura popolare locale, ricoprendo incarichi importanti e pubblicando opere divenute basilari per lo studio del Biellese. Insegnante presso il Liceo cittadino, direttore della Biblioteca comunale, divenuto Sovrintendente onorario agli scavi archeologici per il circondario di Biella, darà alle stampe, nel 1905, il prezioso volume L’arte nel Biellese (1905). A partire dal 1909, collaborerà con Lamberto Loria in veste di ricercatore-raccoglitore, per l’area dell’alto Piemonte e Valle d’Aosta, per la Mostra di Etnografia che si sarebbe tenuta a Roma nel 1911, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia[6]. Sono gli anni in cui la cultura e l’arte popolare divengono oggetto di ricerca e riscoperta: un lavoro capillare che aveva coinvolto numerosi studiosi in tutta Italia, per raccogliere, catalogare e salvare dall’oblio una cultura materiale di cui altrimenti si sarebbe perduta memoria. Roccavilla riuscirà a mettere insieme una collezione straordinaria per qualità, quantità e varietà di materiali, andando a scovare costumi, ornamenti, oggetti di lavoro e di uso domestico, percorrendo i luoghi più remoti delle vallate alpine, piemontesi e valdostane[7].
E’ proprio in quest’occasione, andando alla ricerca di quell’“oreficeria popolare […] in uso specialmente fra i contadini”, già all’epoca “pressoché scomparsa”[8], che Roccavilla verosimilmente verrà in contatto con l’orefice Ottavio Cucco e ne incoraggerà la munifica donazione. E’ risaputo che Alessandro Roccavilla si avvalse della collaborazione di diversi consulenti per agevolare la raccolta dei materiali: anche per l’oreficeria venne affiancato da esperti del settore e, in particolare, Ottavio Cucco dovette rivestire un ruolo determinante, che probabilmente andò oltre l’ambito strettamente professionale.
Sarà proprio lui, a citare i materiali donati da Ottavio Cucco - genericamente, come “filigrane d’argento e d’oro, già in uso nel basso Biellese e nella Valle Cervo” – in un documento manoscritto, non datato ma databile agli anni Venti, insieme ad altri oggetti allora già disponibili, “per un possibile Museo di Biella”[9].
Un elenco dettagliato della collezione di “oreficerie antiche biellesi”, stilato verosimilmente all’epoca del Direttore Torrione[10], compare in un documento dattiloscritto, conservato nell’archivio del Museo.
[…]
Pur con qualche cautela, si può verosimilmente confermare che tutti questi materiali siano pervenuti all’istituzione cittadina per tramite di Ottavio Cucco, forse in tempi e con modalità differenti, tali da spingere l’anonimo estensore dell’elenco sopraccitato a suddividerli in tre “gruppi”, corrispondenti ai diversi momenti d’acquisizione.
Ai primi anni del Novecento, risalgono alcune fotografie, conservate presso l’Archivio fotografico della Biblioteca Civica, che ritraggono numerosi pezzi d’oreficeria locale, in cui è possibile riconoscere alcuni dei materiali giunti poi ad arricchire la collezione museale. Ciò che è interessante rilevare – a riprova dell’attenzione che diversi studiosi hanno dimostrato nel corso del tempo per tali materiali - è che alcune di queste tavole, forse realizzate proprio dal Roccavilla e che lui stesso inserirà nel 1922 a corredo del suo già citato scritto sull’oreficeria popolare biellese, verranno pubblicate sul celebre studio di Amy Bernardy dedicato al Piemonte (1926) e, a distanza di oltre quarant’anni, utilizzate ancora da Pietro Torrione nella sua opera su Il Biellese, scritta insieme a Don Virgilio Crovella (1963)[11].
E’ storia nota che bisognerà arrivare all’inizio degli anni Trenta perché l’Amministrazione Comunale giunga a deliberare la costruzione di una palazzina - tra il nuovo Palazzo delle Poste e la Casa del Fascio - destinata ad ospitare la Biblioteca, l’Archivio Storico e il Museo, per dare una prima collocazione alle eterogenee e cospicue collezioni che negli anni si erano accumulate.
Ma il Museo Civico di Biella giungerà a un adeguato allestimento e un ordinamento critico delle collezioni soltanto nel secondo dopoguerra con l’intervento dell’Arch. Nicola Mosso, di Noemi Gabrielli e di Carlo Carducci, rispettivamente Sovrintendenti alle Gallerie del Piemonte e alle Antichità, oltre che di Pietro Torrione, allora Direttore della Biblioteca Civica e del Museo (1952). La “Collezione Cucco”, verrà collocata all’interno di un tavolo-vetrina in metallo con copertura in cristallo, probabilmente progettato appositamente dall’Arch.Mosso[12], esposta su un drappo di velluto rosso scuro, in un allestimento scenografico, in linea con le più aggiornate tendenze museologiche dell’epoca.
[...]
L’interesse per la collezione tuttavia, non resterà mai sopita, riscontrando negli anni l’attenzione di studiosi, come Vittorio Viale e Luigi Mallè[13]. Più recentemente, dopo la temporanea chiusura del Museo Civico avvenuta nei primi anni Ottanta, tali materiali sono stati inseriti nella campagna di catalogazione del patrimonio storico-artistico museale, coordinata da Vittorio Natale e schedati da Caterina Thellung (1997). Dopo una prima occasione di valorizzazione con la pubblicazione del volume Orafi e ori (1996), nel 2001, con la riapertura del Museo, trasferito nei restaurati spazi del Convento di San Sebastiano, la collezione Cucco, pur non trovando una collocazione nel percorso di visita, ha avuto ancora occasione di essere studiata ed esposta alla mostra Gioielli. Collezioni etnografiche subalpine, tenutasi a Valenza e a Rivoli (2003-2004): un’ulteriore conferma dell’importanza e del valore documentario di tali materiali, quale patrimonio di grande pregnanza estetica oltre che storica ed etnografica.
[1] ASB, Archivio Storico della Città di Biella, serie terza, Delibere della Giunta Comunale, 1913.
[2] A questo proposito si segnala che tra le collezioni del Museo del Territorio Biellese (già Museo Civico di Biella) è conservato un “costume di donna di Piedicavallo”, donato da Adolfo Caucino nel 1913. Scarse le notizie sulla figura del Caucino, fu uno dei collaboratori di Alessandro Roccavilla per la Mostra di Etnografia Italiana del 1911 e raccolse molti materiali nella Valle del Cervo.
[3] Un bel dono alla Biblioteca del Liceo, in “Il Biellese”, 24/01/1913. Tale affermazione trova riscontro in A. Roccavilla, L’antica oreficeria popolare nel Biellese, in “La Rivista Biellese”, anno II, 1922, p. 110-114, in cui si legge: “Caratteristiche a Cavaglià ed in quel di Viverone e dintorni eran le filigrane d’argento dorato che, a somiglianza del Vercellese, ove si fabbricavano, servivano ad adornare il capo delle spose e delle donne del volgo”.
[4] Sinteticamente, la Collezione Cucco conservata presso il Museo del Territorio Biellese consta di: n. 6 fermatrecce a rosone con pendente, n. 2 ornamenti da testa con pendenti, n. 3 coroncine con elementi oscillanti e pendenti, n. 1 ornamento da testa con miniatura, n. 6 spilloni da testa con elementi oscillanti, n. 21 spilloni da testa di tipo semplice, n. 2 croce (ornamento da collo) a filo avvolto, n. 2 pendenti portaritratti, n. 1 spilla a filo avvolto, n. 1 pendente. Per un totale di 45 pezzi.
[5] Tale documento, conservato presso l’archivio del Museo Civico, è stato pubblicato in L. Spina (a cura di), Orafi e ori. Cultura materiale nel Biellese, Sandro Maria Rosso Editore Stampatore, Biella 1996, p. 56; citato in A. Guazza, U. Gulmini, Un “Museo in formazione”: per una storia del Museo Civico di Biella, in G. Romano, Museo del Territorio Biellese. Ricerche e proposte, Biella 1990, p. 18 e 34 (nota) e in P. Bellardone, Museo del Territorio Biellese. Collezione Ottavio Cucco, in F. Gandolfo, L. Lenti, Gioielli. Collezioni etnografiche subalpine, Città di Rivoli, Torino 2003, p. 91. Cfr. anche M.C. Paolini, Biella. Collezioni e musei al centro del progetto educativo di una città industriale (1860-1950), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Udine, a.a. 1991-1992, pp. 227-228.
[6] Su Alessandro Roccavilla, cfr. il saggio di Patrizia Bellardone in catalogo.
[7] Si veda anche in AA.VV., I materiali del Piemonte e della Valle d'Aosta nella Mostra di etnografia italiana di Roma del 1911, 4 voll., Regione Piemonte, Torino 1989, in particolare D. Albera, C. Ottaviano, Un percorso biografico e un itinerario di ricerca: a proposito di Alessandro Roccavilla e dell'Esposizione romana del 1911 e P. Ciambelli, La collezione di oreficeria piemontese e valdostana.
[8] A. Roccavilla, cit., 1922.
[9] A. Guazza, U. Gulmini, cit., 1990, p. 19.
[10] Pietro Torrione, nacque a Biella , nella casa di piazza Cossato 7, il 23 maggio 1913, ultimo dei tre figli di Edoardo e di Anna Ciocchetti. Dopo gli studi presso i Fratelli delle Scuole Cristiane frequentò il Liceo Classico. Giovanissimo incontrò Emanuele Sella, che seppe scoprire e valorizzare le sue doti di "ricercatore" diventando Sua guida e maestro. Nel 1949 sposò Gemma Barbera, da cui ebbe una figlia, Maria Teresa. Da allora si stabilì al Barazzetto di Biella. Alternava la sua attività di studioso di storia locale con il lavoro nella vecchia tabaccheria dei suoi avi al Vernato e con gli impegni di Direttore della Biblioteca e del Museo Civici , che furono affidati alle sue cure dal 1946, dopo la morte dell'avvocato Luigi Borello, al 1971. [... ...] Morì nella sua casa del Barazzetto all'alba del giorno di tutti i Santi del 1971. Da M. Cassetti, Ricordo di Pietro Torrione, in "Archivi e Storia", n. 1, giugno 1989, pag. 105-106.
[11] A. Bernardy, Forme e colori di vita regionale italiana. Piemonte, Zanichelli, Bologna 1926, pp. 67-72 e P. Torrione, V. Crovella, Il Biellese. Ambiente, uomini, opere, Centro Studi Biellesi, Biella 1963, tavola fuori testo.
[12] AMC, Cartella Sistemazione e riordino Museo Civico 1951-1953, Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale, 4 maggio 1951, si delibera di affidare “alla Ditta Salamano di Torino la fornitura delle parti in ottone cromato […] per la grande vetrina della IV sala […]”, ovvero la vetrina in cui sarebbe stata esposta la Collezione Cucco.
[13] AMC, Faldone n. 2 – Biblioteca 1961-1962, lettera di Pietro Torrione del 15 febbraio 1961, a Mallè in cui chiede di segnalare a Vittorio Viale “una bella collezione di argenterie filigrane biellesi della fine del sec. XVIII” per “il suo non facile lavoro sulla storia dell’oreficeria piemontese”; lettera di Pietro Torrione del 24 aprile 1965, all’Assessore alla P.I. in cui aggiorna che “il Prof. Carducci ha comunicato di allestire una mostra sull’oreficeria rustica piemontese a Torino […] a tal fine il Prof. Carducci chiederà il prestito di quanto è posseduto dal nostro Museo Civico”.
Il 20 gennaio 1913 la Giunta Comunale, presieduta da Corradino Sella, allora Sindaco di Biella, “prende atto con grato animo della partecipazione fatta dal Prof. Roccavilla circa il regalo fatto dal Sig. Ottavio Cucco di vari pregevoli oggetti antichi in filigrana”, deliberando “che gli oggetti stessi siano conservati presso la Biblioteca Comunale annessa al Liceo affinché possano costituire l’inizio di un Museo Etnografico Biellese”[1] e, al contempo, auspicando che altri “collaboratori generosi e intelligenti”, potessero concorrere a incrementare ulteriormente le donazioni[2]. Anche la stampa locale, alcuni giorni dopo, renderà pubblica la notizia del “bel dono” fatto “alla Biblioteca del nostro Liceo”, dall’“egregio orefice signor Cucco Ottavio […] per mezzo del Prof. Roccavilla”, di “una rete in filigrana d’argento dorato, una capata, una ballerina, quattro stelle per i capelli e parecchi spilloni, già in uso presso le contadine di Cavaglià”[3].
Se finora le ricerche d’archivio non hanno portato a reperire un elenco delle oreficerie donate dal Cucco, coevo all’atto di cessione, è lecito ipotizzare che ad una prima donazione, almeno un’altra ne sia seguita in tempi successivi. Infatti, i materiali appartenenti alla Collezione Cucco, attualmente conservati presso il Museo del Territorio Biellese, sono ben più numerosi rispetto a quanto non venga, seppur sinteticamente, citato tra le colonne de Il Biellese e non tutti possono essere definiti “filigrane”[4]. Lo stesso Sindaco nella lettera di ringraziamento che invierà a Cucco, non solo citerà i “varii oggetti” donati, “di filigrana d’argento molto belli e ormai rari un tempo usati nel Basso Biellese”, ma farà cenno anche all’intenzione espressa dallo stesso Cucco – a lui giunta per il tramite di Roccavilla - “di darne altri ancora man mano che […] si presenterà l’occasione di averne”: un’esplicita dichiarazione d’intenti che diviene per Corradino Sella una speranza di veder giungere nel tempo nuovi materiali “in accrescimento del Museo che sta costituendosi” [5].
[…]
La donazione di Ottavio Cucco avviene in un momento storico in cui molto era stato fatto, anche a livello locale, per il recupero di quelle “memorie patrie” che altrimenti sarebbero andate perse o dimenticate. Alessandro Roccavilla in primis si era impegnato su questo fronte, attraverso uno studio meticoloso e puntuale della storia, dell’arte e della cultura popolare locale, ricoprendo incarichi importanti e pubblicando opere divenute basilari per lo studio del Biellese. Insegnante presso il Liceo cittadino, direttore della Biblioteca comunale, divenuto Sovrintendente onorario agli scavi archeologici per il circondario di Biella, darà alle stampe, nel 1905, il prezioso volume L’arte nel Biellese (1905). A partire dal 1909, collaborerà con Lamberto Loria in veste di ricercatore-raccoglitore, per l’area dell’alto Piemonte e Valle d’Aosta, per la Mostra di Etnografia che si sarebbe tenuta a Roma nel 1911, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia[6]. Sono gli anni in cui la cultura e l’arte popolare divengono oggetto di ricerca e riscoperta: un lavoro capillare che aveva coinvolto numerosi studiosi in tutta Italia, per raccogliere, catalogare e salvare dall’oblio una cultura materiale di cui altrimenti si sarebbe perduta memoria. Roccavilla riuscirà a mettere insieme una collezione straordinaria per qualità, quantità e varietà di materiali, andando a scovare costumi, ornamenti, oggetti di lavoro e di uso domestico, percorrendo i luoghi più remoti delle vallate alpine, piemontesi e valdostane[7].
E’ proprio in quest’occasione, andando alla ricerca di quell’“oreficeria popolare […] in uso specialmente fra i contadini”, già all’epoca “pressoché scomparsa”[8], che Roccavilla verosimilmente verrà in contatto con l’orefice Ottavio Cucco e ne incoraggerà la munifica donazione. E’ risaputo che Alessandro Roccavilla si avvalse della collaborazione di diversi consulenti per agevolare la raccolta dei materiali: anche per l’oreficeria venne affiancato da esperti del settore e, in particolare, Ottavio Cucco dovette rivestire un ruolo determinante, che probabilmente andò oltre l’ambito strettamente professionale.
Sarà proprio lui, a citare i materiali donati da Ottavio Cucco - genericamente, come “filigrane d’argento e d’oro, già in uso nel basso Biellese e nella Valle Cervo” – in un documento manoscritto, non datato ma databile agli anni Venti, insieme ad altri oggetti allora già disponibili, “per un possibile Museo di Biella”[9].
Un elenco dettagliato della collezione di “oreficerie antiche biellesi”, stilato verosimilmente all’epoca del Direttore Torrione[10], compare in un documento dattiloscritto, conservato nell’archivio del Museo.
[…]
Pur con qualche cautela, si può verosimilmente confermare che tutti questi materiali siano pervenuti all’istituzione cittadina per tramite di Ottavio Cucco, forse in tempi e con modalità differenti, tali da spingere l’anonimo estensore dell’elenco sopraccitato a suddividerli in tre “gruppi”, corrispondenti ai diversi momenti d’acquisizione.
Ai primi anni del Novecento, risalgono alcune fotografie, conservate presso l’Archivio fotografico della Biblioteca Civica, che ritraggono numerosi pezzi d’oreficeria locale, in cui è possibile riconoscere alcuni dei materiali giunti poi ad arricchire la collezione museale. Ciò che è interessante rilevare – a riprova dell’attenzione che diversi studiosi hanno dimostrato nel corso del tempo per tali materiali - è che alcune di queste tavole, forse realizzate proprio dal Roccavilla e che lui stesso inserirà nel 1922 a corredo del suo già citato scritto sull’oreficeria popolare biellese, verranno pubblicate sul celebre studio di Amy Bernardy dedicato al Piemonte (1926) e, a distanza di oltre quarant’anni, utilizzate ancora da Pietro Torrione nella sua opera su Il Biellese, scritta insieme a Don Virgilio Crovella (1963)[11].
E’ storia nota che bisognerà arrivare all’inizio degli anni Trenta perché l’Amministrazione Comunale giunga a deliberare la costruzione di una palazzina - tra il nuovo Palazzo delle Poste e la Casa del Fascio - destinata ad ospitare la Biblioteca, l’Archivio Storico e il Museo, per dare una prima collocazione alle eterogenee e cospicue collezioni che negli anni si erano accumulate.
Ma il Museo Civico di Biella giungerà a un adeguato allestimento e un ordinamento critico delle collezioni soltanto nel secondo dopoguerra con l’intervento dell’Arch. Nicola Mosso, di Noemi Gabrielli e di Carlo Carducci, rispettivamente Sovrintendenti alle Gallerie del Piemonte e alle Antichità, oltre che di Pietro Torrione, allora Direttore della Biblioteca Civica e del Museo (1952). La “Collezione Cucco”, verrà collocata all’interno di un tavolo-vetrina in metallo con copertura in cristallo, probabilmente progettato appositamente dall’Arch.Mosso[12], esposta su un drappo di velluto rosso scuro, in un allestimento scenografico, in linea con le più aggiornate tendenze museologiche dell’epoca.
[...]
L’interesse per la collezione tuttavia, non resterà mai sopita, riscontrando negli anni l’attenzione di studiosi, come Vittorio Viale e Luigi Mallè[13]. Più recentemente, dopo la temporanea chiusura del Museo Civico avvenuta nei primi anni Ottanta, tali materiali sono stati inseriti nella campagna di catalogazione del patrimonio storico-artistico museale, coordinata da Vittorio Natale e schedati da Caterina Thellung (1997). Dopo una prima occasione di valorizzazione con la pubblicazione del volume Orafi e ori (1996), nel 2001, con la riapertura del Museo, trasferito nei restaurati spazi del Convento di San Sebastiano, la collezione Cucco, pur non trovando una collocazione nel percorso di visita, ha avuto ancora occasione di essere studiata ed esposta alla mostra Gioielli. Collezioni etnografiche subalpine, tenutasi a Valenza e a Rivoli (2003-2004): un’ulteriore conferma dell’importanza e del valore documentario di tali materiali, quale patrimonio di grande pregnanza estetica oltre che storica ed etnografica.
[1] ASB, Archivio Storico della Città di Biella, serie terza, Delibere della Giunta Comunale, 1913.
[2] A questo proposito si segnala che tra le collezioni del Museo del Territorio Biellese (già Museo Civico di Biella) è conservato un “costume di donna di Piedicavallo”, donato da Adolfo Caucino nel 1913. Scarse le notizie sulla figura del Caucino, fu uno dei collaboratori di Alessandro Roccavilla per la Mostra di Etnografia Italiana del 1911 e raccolse molti materiali nella Valle del Cervo.
[3] Un bel dono alla Biblioteca del Liceo, in “Il Biellese”, 24/01/1913. Tale affermazione trova riscontro in A. Roccavilla, L’antica oreficeria popolare nel Biellese, in “La Rivista Biellese”, anno II, 1922, p. 110-114, in cui si legge: “Caratteristiche a Cavaglià ed in quel di Viverone e dintorni eran le filigrane d’argento dorato che, a somiglianza del Vercellese, ove si fabbricavano, servivano ad adornare il capo delle spose e delle donne del volgo”.
[4] Sinteticamente, la Collezione Cucco conservata presso il Museo del Territorio Biellese consta di: n. 6 fermatrecce a rosone con pendente, n. 2 ornamenti da testa con pendenti, n. 3 coroncine con elementi oscillanti e pendenti, n. 1 ornamento da testa con miniatura, n. 6 spilloni da testa con elementi oscillanti, n. 21 spilloni da testa di tipo semplice, n. 2 croce (ornamento da collo) a filo avvolto, n. 2 pendenti portaritratti, n. 1 spilla a filo avvolto, n. 1 pendente. Per un totale di 45 pezzi.
[5] Tale documento, conservato presso l’archivio del Museo Civico, è stato pubblicato in L. Spina (a cura di), Orafi e ori. Cultura materiale nel Biellese, Sandro Maria Rosso Editore Stampatore, Biella 1996, p. 56; citato in A. Guazza, U. Gulmini, Un “Museo in formazione”: per una storia del Museo Civico di Biella, in G. Romano, Museo del Territorio Biellese. Ricerche e proposte, Biella 1990, p. 18 e 34 (nota) e in P. Bellardone, Museo del Territorio Biellese. Collezione Ottavio Cucco, in F. Gandolfo, L. Lenti, Gioielli. Collezioni etnografiche subalpine, Città di Rivoli, Torino 2003, p. 91. Cfr. anche M.C. Paolini, Biella. Collezioni e musei al centro del progetto educativo di una città industriale (1860-1950), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Udine, a.a. 1991-1992, pp. 227-228.
[6] Su Alessandro Roccavilla, cfr. il saggio di Patrizia Bellardone in catalogo.
[7] Si veda anche in AA.VV., I materiali del Piemonte e della Valle d'Aosta nella Mostra di etnografia italiana di Roma del 1911, 4 voll., Regione Piemonte, Torino 1989, in particolare D. Albera, C. Ottaviano, Un percorso biografico e un itinerario di ricerca: a proposito di Alessandro Roccavilla e dell'Esposizione romana del 1911 e P. Ciambelli, La collezione di oreficeria piemontese e valdostana.
[8] A. Roccavilla, cit., 1922.
[9] A. Guazza, U. Gulmini, cit., 1990, p. 19.
[10] Pietro Torrione, nacque a Biella , nella casa di piazza Cossato 7, il 23 maggio 1913, ultimo dei tre figli di Edoardo e di Anna Ciocchetti. Dopo gli studi presso i Fratelli delle Scuole Cristiane frequentò il Liceo Classico. Giovanissimo incontrò Emanuele Sella, che seppe scoprire e valorizzare le sue doti di "ricercatore" diventando Sua guida e maestro. Nel 1949 sposò Gemma Barbera, da cui ebbe una figlia, Maria Teresa. Da allora si stabilì al Barazzetto di Biella. Alternava la sua attività di studioso di storia locale con il lavoro nella vecchia tabaccheria dei suoi avi al Vernato e con gli impegni di Direttore della Biblioteca e del Museo Civici , che furono affidati alle sue cure dal 1946, dopo la morte dell'avvocato Luigi Borello, al 1971. [... ...] Morì nella sua casa del Barazzetto all'alba del giorno di tutti i Santi del 1971. Da M. Cassetti, Ricordo di Pietro Torrione, in "Archivi e Storia", n. 1, giugno 1989, pag. 105-106.
[11] A. Bernardy, Forme e colori di vita regionale italiana. Piemonte, Zanichelli, Bologna 1926, pp. 67-72 e P. Torrione, V. Crovella, Il Biellese. Ambiente, uomini, opere, Centro Studi Biellesi, Biella 1963, tavola fuori testo.
[12] AMC, Cartella Sistemazione e riordino Museo Civico 1951-1953, Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale, 4 maggio 1951, si delibera di affidare “alla Ditta Salamano di Torino la fornitura delle parti in ottone cromato […] per la grande vetrina della IV sala […]”, ovvero la vetrina in cui sarebbe stata esposta la Collezione Cucco.
[13] AMC, Faldone n. 2 – Biblioteca 1961-1962, lettera di Pietro Torrione del 15 febbraio 1961, a Mallè in cui chiede di segnalare a Vittorio Viale “una bella collezione di argenterie filigrane biellesi della fine del sec. XVIII” per “il suo non facile lavoro sulla storia dell’oreficeria piemontese”; lettera di Pietro Torrione del 24 aprile 1965, all’Assessore alla P.I. in cui aggiorna che “il Prof. Carducci ha comunicato di allestire una mostra sull’oreficeria rustica piemontese a Torino […] a tal fine il Prof. Carducci chiederà il prestito di quanto è posseduto dal nostro Museo Civico”.