Inventario
Collezione / Raccolta
Collezione Guagno Poma
La selezione di dipinti che viene qui presentata è frutto della passione per l’arte che accompagnò per l’intera vita Enrico Guagno (Ancona, 1870- Biella, 1955) e sua moglie Maria Poma (Biella, 1875-1953). Lui, nato ad Ancona da una famiglia illustre e benestante di alti funzionari, si era laureato in ingegneria civile; lei, biellese, figlia di Giuseppe, uno dei pionieri dell’industria del cotone in Italia, era cresciuta circondata dall’arte e dagli artisti che il padre frequentava. Convolati a nozze nel 1900, pur avendo fissato la propria dimora a Torino, erano soliti trascorrere lunghi periodi nella grande villa al Piazzo – oggi nota come Il Cenacolo – in cui custodivano gran parte della propria collezione e che oggi, nonostante i diversi passaggi di proprietà, conserva ancora un tesoro: una grande sala completamente decorata con gli ‘arazzi’ (in verità si tratta di affreschi) commissionati a Rodolfo Morgari. La coppia, che non ebbe figli, nell’arco di mezzo secolo si dedicò alla creazione di una notevole raccolta d’arte.
Già nel 1953, alla morte dell’amatissima Maria Poma, Enrico Guagno aveva voluto donare al Museo di Biella la loro preziosa collezione di vetri, ceramiche e armi antiche e, in seguito, con la morte dell’ingegnere, avvenuta due anni dopo, sessantacinque furono i dipinti che gli eredi donarono alla città per perpetuare la memoria dei due coniugi.
Si tratta di un corpus abbastanza eterogeneo che predilige la pittura dell’Ottocento, con particolare attenzione per il paesaggismo di matrice verista e per i Macchiaioli, questi ultimi conosciuti personalmente da Enrico Guagno quando, tra il 1882 e il 1890, aveva vissuto a Firenze e aveva avuto occasione di acquistarne le opere. Molti sono anche i dipinti piemontesi, acquistati su consiglio di Marco Calderini, pittore – di cui non mancano opere nella collezione – e amico personale della coppia, grazie a cui gli acquisti si indirizzarono verso opere di Antonio Fontanesi, Giovanni Giani e Giovanni Piumati, oltre che del biellese Lorenzo Delleani