Ente
Società Commerciale Bossi
- Cotonificio Bossi (altra denominazione di autorità)
Data: 1827-2013
Attualmente risulta in attività la ditta Bossi (Bossicasa) Biancheria per abitare
- Link esterni
- Luoghi di attività
- Luogo:
- Mortara
- Luogo:
- Cameri
- Luogo:
- Arona
- Storia istituzionale
- Storia della Bossi
Nell’anno 1934, l’Annuario Generale della Laniera identifica la Bossi (Mortara - Cameri), Società commerciale Anonima con un capitale di 5.100.000 L., come stabilimento di produzione di tessuti di fantasia da donna di cotone misto lana, seta naturale ed artificiale, stoffe per camicie, calzoni e impermeabili. Il presidente generale degli uffici è identificato con Quinto Bossi.
Il 13 dicembre 1957, sul quotidiano Azione (No) vengono premiati 200 lavoratori a Novara, tra cui saranno presenti Porazzi Francesca e Gennaro Angela della commerciale Bossi di Cameri.
Sia nell’Aprile 1981 che il 29 Marzo 1984, L’Eco di Biella riporta gli aderenti a Idea Biella e quelli meritevoli di menzione per la produzione di finissimi tessuti da uomo, tra cui rientra anche la Bossi di Cameri.
Nella sezione “Speciale Ideabiella” de Il Biellese, il 29 settembre e il 3 ottobre 1986, viene menzionata tra le aziende aderenti alla manifestazione-rassegna internazionale dei tessuti “Ideabiella”, tra le altre, anche la Bossi di Cameri.
Anche gli anni successivi, il 27 marzo 1987 e il 26 settembre 1995, ne “Il Biellese per Ideabiella” si menziona la ditta Bossi di Cameri tra le aziende presenti.
Il 27 settembre 1994, nella sezione “32° Ideabiella” de Il Biellese, la Bossi di Cameri è ancora presente tra i 40 partecipanti aderenti del Biellese-Valsesia sui 60 totali.
Il 29 marzo 2013, la pubblicazione “il Venerdì” della Tribuna Novarese descrive quanto segue: la storica azienda tessile Bossi di Cameri, un tempo fiore all'occhiello del Novarese con oltre 500 dipendenti e rinomata a livello internazionale per i suoi filati di alta qualità, ha abbassato la serranda per sempre. Il declino era iniziato tempo prima: l'azienda era in difficoltà già dal 2008, anno in cui la proprietà dei cugini Gregotti, annunciò il licenziamento di 140 dipendenti, ridotti poi, ma con conseguente esternalizzazione della produzione. Nonostante l'organico fosse sceso a 56 dipendenti la crisi non si è fermata. L'ultimo tentativo di salvataggio, il trasferimento delle attività a una nuova società, la "Cotoni di Milano" nell'agosto 2012, si è rivelato inutile, portando anche questa alla chiusura in pochi mesi. La resa finale è giunta il 22 marzo, quando l'azienda ha presentato al Tribunale di Novara la richiesta di concordato preventivo, chiudendo contestualmente lo stabilimento e lo storico negozio. La notizia, comunicata dal telefono dall'amministratore delegato Luca Gregotti, ha colto di sorpresa il Sindaco di Cameri, Rosa Maria Monfrinoli. La Sindaca, che solo pochi giorni prima aveva ricevuto rassicurazioni, si è detta sconvolta per la perdita dell'azienda e ha espresso profonda preoccupazione per i dipendenti e le loro famiglie, alle quali anche il parroco locale ha assicurato attenzione.
Il 16 aprile 2013 Pambianconews - notizie e aggiornamenti moda, lusso e made in Italy di Rossana Cuoccio comunica la definitiva cessata attività della storica azienda tessile Bossi di Cameri (NO). La chiusura è dovuta alla crisi del mercato iniziata nel 2001 e aggravata negli ultimi due anni dalla congiuntura economica, che ha paralizzato gli acquisti e fatto aumentare i costi. L'azienda, in quel periodo guidata da Gian Luigi e Luca Gregoretti, ha presentato richiesta di concordato preventivo al Tribunale di Novara. L’impatto sociale riscontrato dalla chiusura è il licenziamento di 37 dipendenti.
Nell’articolo del 17 luglio 2020 Il pernicioso destino della filatura Bossi a Cameri di Silvana Costa su Artalks, denuncia la recente tendenza a demolire o stravolgere architetture del secondo Novecento, con particolare attenzione alla minaccia che incombe sulla Filatura dell'ex complesso tessile Bossi a Cameri. La Filatura, realizzata alla fine degli anni Sessanta, è parte integrante dell'articolato complesso Bossi ed è l'ultimo edificio progettato dagli Architetti Associati (Vittorio Gregotti, Lodovico Meneghetti e Giotto Stoppino), un gruppo di architetti novaresi di fama internazionale. Questo complesso (che include anche residenze operaie e uffici, pur realizzati in tempi diversi) è descritto come un "micromondo" progettato con meticolosità, in particolare da Gregotti, che vi era nato e cresciuto. Il Lanificio Bossi ha cessato l'attività nel 2013. Nel 2020, il Comune di Cameri ha approvato un Programma Integrato di Riqualificazione Urbanistica (PIRU) presentato dall'impresa edile Airoldi S.r.l. Il progetto prevede la demolizione della ex Fabbrica per far posto a un supermercato affiancato da negozi, edifici residenziali, zone verdi e parcheggi. L'impresa preferisce l'abbattimento all'adeguamento strutturale per il cambio di funzione. Il progetto è criticato per la sua "banalità distributiva imbarazzante" e per sostituire un landmark (punto di riferimento) di storia dell'architettura con l'ennesima insegna luminosa di una catena di supermercati, un simbolo di sprawl town. La critica principale è il mancato riconoscimento del valore storico-architettonico dell'edificio, sia come parte di un complesso urbano, sia come esempio di sperimentazione stilistica internazionale. Nonostante l'abbandono dal 2013, l'edificio risulterebbe in pregevole stato di conservazione. Il MiBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo) ha censito la Fabbrica tessile Bossi come Architettura d'eccellenza italiana del secondo Novecento. I documenti del PIRU minimizzano o negano la rilevanza storica dell'edificio e la sua correlazione con gli altri fabbricati degli Architetti Associati nell'area circostante. Inoltre, si sostiene che l'immobile sia in "pessimo stato di conservazione" per giustificarne la demolizione, una conclusione che non sembra trovare interesse da parte della proprietà per un riuso o una trasformazione. In sostanza, il pezzo sottolinea l'urgenza di preservare la Fabbrica tessile Bossi, un'opera di spicco di Gregotti e degli Architetti Associati, catalogata come eccellenza dal MiBACT, che rischia di essere abbattuta per far spazio a un complesso commerciale di scarso valore architettonico.
Il 20 dicembre 2022 Ingenio informazione tecnica e progettuale – Restauro e conservazione di Francesca Albini e Matteo Gambaro menziona il caso della valorizzazione e riuso avvenuto come per altri casi, anche alla Bossi Factory (industria tessile fondata a fine Ottocento a Cameri nel Novarese). Nel 1968, fu progettato un nuovo edificio adibito al reparto di filatura da Vittorio Gregotti, Lodovico Meneghetti e Giotto Stoppino. Nel 2013 lo stabilimento Bossi chiude e inizia un progressivo smantellamento delle attrezzature e un conseguente degrado degli edifici abbandonati: alcune parti del complesso sono state vendute e un progetto aveva come obiettivo trasformare l'area per la costruzione di un nuovo quartiere residenziale che prevede la demolizione della filanda progettata da Gregotti. Di questo luogo progettò interventi e ampliamenti in diverse fasi della sua attività, interpretando le nuove esigenze della produzione e della vita della fabbrica.
Da giovane architetto, Gregotti con i soci Lodovico Meneghetti e Giotto Stoppino, realizzò alcuni progetti di ampliamento del complesso industriale, tra cui: residenze per i dipendenti dell’industria tessile Bossi nel 1954, edificio composto di tre alloggi duplex che avrebbe dovuto essere il primo di un complesso di nove appartamenti, non fu mai realizzato; un secondo edificio residenziale a quattro piani per gli operai nel 1961; e il primo corpo di fabbrica per la filatura costruito nel 1968, ultimo progetto dello studio prima dello scioglimento e del trasferimento a Milano. Il primo corpo di fabbrica fu progettato per accogliere il reparto filatura della Società Bossi fondata nel 1827 da Luigi Molina a Mortara come stabilimento di tessitura per la produzione di cotoni per l’abbigliamento. Al momento del suo trasferimento a Cameri per volere del Cav. Quinto Bossi l’azienda vantava ben 160 telai meccanici e progressivamente la produzione si arricchì dei processi necessari ad ottenere una struttura integrata, dal filato al tessuto, dalla tintoria al finissaggio. L’ampliamento della fabbrica della fine degli anni Sessanta fu progettato per ospitare il reparto filatura che rappresenta il momento fondamentale per raggiungere il ciclo completo necessario per garantire un prodotto di elevata qualità con costi compatibili con la realtà di mercato.
Sul sito www.bossicasa.it, ancora oggi consultabile e attivo sono contenute le seguenti informazioni utili alla ricerca.
Storia di un’eccellenza italiana.
La storia dell'azienda Bossi ha radici lontane, iniziando nel 1827 a Mortara, dove Luigi Molina fondò uno stabilimento per la tessitura di cotoni destinati all'abbigliamento. Il vero salto di qualità avvenne nel 1907, quando il Cavaliere Quinto Bossi trasformò l'impresa nella "Società Commerciale Bossi" e stabilì la sede storica a Cameri. Qui, nonostante le due guerre mondiali, l'azienda si sviluppò rapidamente, integrando tutti i processi produttivi – dal filato al tessuto, dalla tintoria al finissaggio – per ottenere un ciclo completo e garantire una qualità superiore. L'affermazione definitiva arrivò con la produzione dei tinti in filo, che permise alla Bossi di eccellere sia nel settore dell'abbigliamento, collaborando con marchi internazionali di prestigio, sia nella biancheria per la casa. Grazie all'alta qualità delle materie prime e a un solido know-how, il marchio Bossi divenne un vero e proprio simbolo dello spirito pionieristico dell'industria italiana.
Bossi e l’arte.
L'azienda Bossi rappresenta un esempio significativo nella storia del disegno industriale italiano, in particolare nel settore tessile. La sua eccellenza nella produzione di tessuti a telaio e stampati ha portato a importanti collaborazioni con artisti, inserendola nel mondo delle arti applicate.
Questa collaborazione affonda le radici nelle sperimentazioni dei futuristi sul rapporto tra arte, tessuto e produzione industriale, richiamando l'esperienza della Wiener Werkstätte e anticipando la visione del designer delineata dal Bauhaus. Notevole il legame tra la tessitura dei tinti in filo di Bossi e le opere di Mondrian, con i suoi quadri caratterizzati da linee perpendicolari e campiture geometriche.
Le principali collaborazioni riguardano l'incontro con l'artista francese Fernand Leger, portando alla creazione di tessuti esposti oggi al museo delle Arti decorative di Parigi. Nei primi anni Cinquanta, il progetto si espanse coinvolgendo artisti italiani del Movimento Arte Concreta, come Atanasio Soldati e Nino Di Salvatore, oltre al designer Bruno Munari. Le stoffe prodotte da Bossi in collaborazione con questi artisti sono attualmente esposte in importanti sedi internazionali, come il MOMA di New York. Bruno Munari fu anche l'autore del logo della Commerciale Bossi, il cui simbolo richiamava la sua missione produttiva incentrata sui tinti in filo. Gli uffici e la filatura dell'azienda furono realizzati dall'architetto di fama internazionale e socio dell'azienda, Vittorio Gregotti.