Persona
Cucco, Ottavio
Data: 1864-1936
- Attività/mestiere/professione
- Qualifica:
- orefice
- Biografia / Storia
- Da "Il Popolo Biellese" del 2 marzo 1936:
«È deceduto in Biella, dopo breve ma fiera malattia, uno stimato commerclantei e probo cittadino, vero biellese di tempra antica, leale e modesto, il signor Ottavio Cucco, d'anni 72, già titolare per lunghissimi anni della gioielleria ed oreficeria che è passata al di lui figlio signor Leonzio, nella città nostra. Il compianto signor Cucco, una vera competenza nell’arte sua, conoscitore perfetto del non facile ramo di commercio dei preziosi, godeva la fiducia della vasta clientela da lui stesso formata. Nella vita privata, modesto e benefico, pio e generoso, il signor Cucco attese alla educazione della sua bella famiglia, insegnando ai figli, oggi tutti distinti nelle professioni e nelle urti, le austere virtù di cittadini e di cattolici sinceri senza ostentazioni. Con funerali che egli volle modesti, ma che riuscirono solenne attestazione di compianto generale, la salma di Ottavio Cucco venne tumulata al Cimitero di Oropa, nella tomba di famiglia, sàbato 29 scorso. Alle vedova, esimia signora Teodolinda Zina, ai figli Cav. Ottavio*, Dott. Prof. Guido e Dott. Prof. Gian Pietro, Alessandrina in Berna e Carlotta in Costa, e particolarmente al camenalta ed amico Leonzio porgiamo le più vive e sincere condoglianze».
*Non si tratta di un errore: Ottavio Cucco aveva un figlio (Cavaliere di Vittorio Veneto, deceduto nel 1978) cui era stato dato lo stesso nome.
Ottavio Cucco, di famiglia benestante, d’origine biellese, fratello del noto banchiere Alessandro, a soli ventitré anni, nel 1886, aveva aperto nel cuore di Biella, lungo Via Umberto, nei locali al piano terra di Palazzo Petiva, il proprio negozio, rilevando l’attività dai “F.lli Colombino”, noti orefici biellesi. “Cucco Giuseppe chiamato Ottavio”, come si legge sull’atto di morte, dopo l’apprendistato svolto presso la prestigiosa gioielleria Gramaglia di Torino, fornitrice ufficiale della Real Casa di Savoia, riuscì ad avviare un’attività che proseguì con grande successo nel tempo e che trovò poi nel figlio Leonzio, nel corso degli anni Venti, il proprio successore.
Viveva con la sua famiglia, nell’elegante palazzina di gusto Liberty di Via Ravetti n. 5, all’angolo con l’attuale Via Marconi, costruita a inizio secolo e conosciuta come “Casa Cucco”[1]. “Stimato commerciante e probo cittadino, vero biellese di tempra antica, leale e modesto […] una vera competenza nell’arte sua, conoscitore perfetto del non facile ramo di commercio dei preziosi, godeva la fiducia della vasta clientela, da lui stesso formata”[2]: così, all’indomani della sua morte, avvenuta all’età di settantadue anni, il 28 febbraio 1936, Ottavio Cucco veniva ricordato sulla stampa locale. Descritto anche “nella vita privata” come un uomo “modesto e benefico, pio e generoso”, la sua salma venne tumulata nel Cimitero Bosco di Oropa, nella tomba di famiglia.
Sposato, dal 1890, con Teodolinda Zina, ebbe una famiglia numerosa e “la gioia di vedere i figli raggiungere per forza d’ingegno e di carattere posti cospicui nel campo del commercio e delle professioni liberali”[3]: sei in tutto, due femmine, Carlotta sposata in Costa e Alessandrina in Bena e quattro maschi, Ottavio, ingegnere, distintosi durante la Prima Guerra Mondiale, Guido e Gian Pietro, entrambi medici con carriere d’eccellenza, oltre al già citato Leonzio, erede dell’attività paterna[4].
Ottavio Cucco, nel pubblicizzare la propria attività, si definiva “orefice”, gioielliere” e “orologiaio”: in un momento in cui la lavorazione artigiana, al passo coi tempi, veniva progressivamente sostituita da una produzione via via sempre più seriale, Cucco si presentava sul mercato non più soltanto come l’artigiano “che fa lavori in oro”, ma come l’“artefice che lega gioje o gemme e ne fa giojelli” e che, soprattutto “fa anche commercio di gioje sciolte”, divenendo pure rivenditore di prestigiose marche d’orologi[5]. Negli anni, era divenuto per molti “il gioielliere di Biella”, rivestendo ruoli importanti nella vita pubblica e culturale biellese, intessendo - per esempio - profondi rapporti con il Santuario d’Oropa, tanto da venire ricordato, ancora a distanza di anni, come “l’orafo del Santuario”[6].
È da notare, che già all’inizio del secolo, Ottavio Cucco, in calce all’inserzione pubblicitaria della sua attività, avesse voluto aggiungere l’indicazione “compera oggetti artistici antichi in oro e argento”, a riprova del suo interesse e della sua sensibilità per le testimonianze materiali del passato, doti che sarebbero state poi fondamentali, negli anni successivi, nella collaborazione con Alessandro Roccavilla[7].
Ottavio Cucco, infatti, sarà un prezioso collaboratore del Roccavilla nell’ambito del suo impegno, a partire dal 1909, al fianco di Lamberto Loria in veste di ricercatore-raccoglitore, per l’area dell’alto Piemonte e Valle d’Aosta, per la Mostra di Etnografia che si sarebbe tenuta a Roma nel 1911, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia[8]. Testimone di questo impegno è la collezione di oreficerie che oggi si conservano al Museo del Territorio Biellese, frutto della donazione che Ottavio Cucco fece all’inizio del 1913.
[1] Si segnala che presso l’Archivio Docbi si conserva la stessa fotografia con l’indicazione “Casa Sig. Ottavio Cucco, Biella, Anno 1911”.
[2] Cfr. Crisantemi, in “Il Biellese”, 3/03/1936 e Lutto in casa Cucco, in “Il popolo biellese”, 1/03/1936.
[3] Ibidem.
[4] La Gioielleria Boglietti di Biella, prosecutore dell’attività di Ottavio e Leonzio Cucco, poi rilevata dai coniugi Albonico nel 1945 e dal 1978 in mano a Roberto Boglietti, in occasione del 125° anno di attività, ha promosso una campagna pubblicitaria, uscita sui giornali locali, dedicata a Ottavio Cucco e alla sua famiglia. Si ringrazia il Sig. Roberto Boglietti per le informazioni che ha voluto condividere.
[5] G. Carena, Nuovo Vocabolario italiano d’arti e Mestieri, Milano 1870, ad vocem “orefice” e “giojelliere” e cfr. L. Spina, cit. 1996, p. 120.
[6] Mario Trompetto, Storia del Santuario d’Oropa, II ed., Libreria Vittorio Giovannacci, Biella 1978, p. 174.
[7] Cfr. M. Pedrazzo, L’indicatore biellese. Guida commerciale e amministrativa per Biella e il circondario con illustrazioni, Biella 1900, p. XLIII.
[8] Su Alessandro Roccavilla, cfr. il saggio di Patrizia Bellardone in catalogo.